lunedì 24 luglio 2017

La solitudine dell'artista


Senza solitudine come avrebbe potuto Mozart scrivere le sue belle sinfonie e le opere?

Come avrebbe potuto Picasso creare tanti  disegni, incisioni, sculture, libri, collages, dipinti ? O Eugene Delacroix disegnare schizzi di viaggio e riportarli sulle sue tele creando quadri ?

Se desideriamo diventare bravi in un'arte, dobbiamo passare delle ore, dei giorni, dei mesi soli con essa. Questa solitudine non è isolamento o incapacità  di mettersi in relazione con gli altri ma è un momento prezioso in cui la nostra vita tocca con lo spirito l’anima del mondo partecipando alla natura creatrice.

Non è che l’esperienza della solitudine escluda l’esperienza della comunità, di far parte del mondo. In molti casi può perfino rafforzare l’impegno comunitario e rendere più profondo il senso di appartenenza. La solitudine chiede il nostro rispetto come requisito indispensabile per perfezionare la propria tecnica.


Non è indispensabile che l’artista viva senza compagnia, semplicemente la solitudine deve far parte integrante della sua vita, e se qualcuno condivide quella vita allora la solitudine di ciascuno deve essere rispettata. 

Scrive Rilke:
“Credo che sia questo il compito maggiore di un legame fra due persone:          che ciascuno sia a guardia della solitudine dell’altro.
 
Perché, se è nella natura dell’indifferenza e della folla non apprezzare            la solitudine, l’amore e l’amicizia ci sono proprio allo scopo di offrire continuamente la possibilità di solitudine.    
 
E sono vere condivisioni soltanto quelle che interrompono ogni tanto periodi di profondo isolamento”»
Noel Cobb – Maestri per l’anima – Edizioni Moretti e Vitali 1999 p.52


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